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Al di la della Luna; Beyond the Moon; Astrophotography; Astrofotografia; Danilo Pivato
 
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The Analysis of Frame
 
WideField: Tabula RA: 04h 00m Dec: +30° 00' - [field: 28,6° x 35,7°]

Considerando prevalentemente l'aspetto astrofotografico questa parte del cielo boreale è senza alcun dubbio tra le più spettacolari, ricca com'è di stelle luminose e oggetti deep-sky. La fotografia racchiude in se le seguenti costellazioni: nella parte alta ad oriente la costellazione dell'Auriga, mentre tutta la parte centrale superiore ingloba parte della costellazione del Perseus. La zona centrale sottostante invece è prevalentemente occupata dalla costellazione zodiacale del Taurus dove spiccano per bellezza ed estensione i due grandi ammassi galattici delle Pleiades e delle Hyades. Ad occidente seguendo il movimento siderale anticipa l'Aries, anch'essa dislocata sulla fascia zodiacale, mentre un piccolo lembo di cielo sempre nella parte inferiore, ma ad Est, è occupato dalla costellazione di Orion.

 
La stella più luminosa dell'immagine è: a Tau - Aldebaran, la quattordicesima stella più brillante del cielo. Da non confondersi con la presenza del pianeta Saturno, in realtà l'astro più luminoso dell'inquadratura, colto durante il suo transito del 2001, epoca a cui risale infatti lo scatto fotografico. L'immagine, come da dati riportati in calce al positivo a colori, è stata realizzata a cavallo della mezzanotte nel momento della culminazione superiore, il 16-17 novembre 2001 a 1750 metri di altitudine, approfittando di una notte molto trasparente e buia. La fotografia è il risultato di una singola e lunga esposizione ottenuta con la vecchia

pellicola fotografica nel formato professionale di 60mm x 70mm, mentre il processo di trasformazione da analogico a digitale è avvenuto tramite scanner professionale ad alta definizione. La ricchezza del tettaglio e la profondità della diapositiva sono ragguardevoli, tanto da evidenziare una moltitudine di oggetti deep-sky. Essendo praticamente a ridosso della Via Lattea invernale l'area di cielo qui rappresentata è caratterizzata da molteplici stelle variabili - alcune d'interesse particolare essendo prototipi di alcune classi specifiche; ammassi galattici, nebulose ad emissione, nebulose a riflessione e di polveri oscure. Poche e rarefatte invece, com'è naturale aspettarsi, è la presenza di galassie con dimensioni importanti. In mezzo alla moltitudine di stelle è stata registrata anche una cometa, per la precisione la C/2000 WM1 (Linear) che all'epoca si presentò poco al di sopra della 6^ magnitudine - la cometa è individuabile vicino alla famosa stella b Per - Algol. Tra gli oggetti del cielo profondo che predominano il campo oltre ai due già citati ammassi aperti delle Hyades e Pleiades, spicca per dimensioni (se si considerano fotograficamente le estremità più deboli supera addirittura i 5° di lunghezza!), troviamo la nebulosa diffusa detta California (NGC1499), così soprannominata dagli anglosassoni per la somiglianza in fotografia a lunga esposizione che ricorda lo Stato americano. La nebulosa è del tipo ad emissione e si trova nella costellazione del Perseus. Altra caratteristica del campo non meno importante è la fitta e intricata rete di nebulose oscure, in buona parte appartenenti alla Taurus Dark Cloud che solcano trasversalmente l'intera inquadratura.

 

E' in questa parte del cielo, per la precisione vicino alla stella di 3,9^ mag. o Per che nel gennaio del 1919 il celebre astronomo Edward Emerson Barnard iniziò a classificare e a compilare le "macchie scure del cielo" indicando con la sigla "B 1" - Barnard 1 (vedi immagine a destra la CHART 3) - il primo oggetto del suo nuovo catalogo. Tale lavoro vide luce sulla prestigiosa rivista accademica: The Astrophysical Journal con il titolo: "On the Dark Markings of the Sky with a Catalogue of 182 such Objects" - The Astrophysical Journal - Vol. XLIX - Number 1 - January 1919 - (immagine a sinistra), non riuscendo però a spiegarne il reale aspetto scientifico. Soltanto in un secondo tempo nel 1927 con l'aiuto di Miss Calvert, Barnard ampliò il catalogo aumentando il numero delle nebulose oscure portandolo a 349 oggetti pubblicando il memorabile: "A photographic Atlas of selected regions of the Milky Way" del Carnegie Institution of Washington D.C. Publ.,1927, 0 (1927), pervenuto a noi, rivisto ed aggiornato da Gerald Orin Dobek nel 2011 grazie all'edizione della Cambridge University Press (foto sotto).

Tuttavia con questa immagine a grande campo si desidera commemorare le antiche vestigie, i meriti e le capacità tecniche di E. E. Barnard in vista poi dell'ormai prossima ricorrenza del centenario della pubblicazione del suo primo catalogo (2019), graficizzando dettagliatamente la mappa wide-field. Pertanto insieme agli altri oggetti deep-sky si è tentata la ricostruzione in grafica CAD - logicamente fin dove è stato possibile - elaborando la posizione caratterizzata sempre da forme mai ben definite. Per quanto riguarda invece il grado di opacità delle nebulose di Barnard si è fatto uso di opportuno tratteggio, in base alla classificazione attribuita ad ogni singola nebulosa riportata in letteratura.

Tutti gli oggetti inseriti nella wide-field fanno parte di una ricerca personale che ha portato via tempo e con la quale è stato possibile individuare alcune incongruenze tra i cataloghi e gli atlanti disponibili, trovando in alcuni casi mancanza di riscontri con i dati riportati sulla fonte autoritaria del database SIMBAD, prontamente segnalati ad Emmanuelle Perret del CDS "Centre de Donnees Astronomiques de Strasbourg" come nel caso di IC 353.

 
 
 
Danilo Pivato © Copyright: - Images & texts 2017 - All rights reserved
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
       
 
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