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Al di la della Luna; Beyond the Moon; Astrophotography; Astrofotografia; Danilo Pivato
 

Equipment

 
 
Nikon AF-S VR NIKKOR 200mm f/2,0 IF ED G
 
 
 
Ho acquistato questo obiettivo a giugno del 2015 e continuo ad essere sorpreso dalla sua straordinaria qualità, in particolare ogni volta che ne controllo ed ho l'opportunità di verificarne i risultati tramite test.
   
Caratteristiche
Il Nikon AF-S VR Nikkor 200mm f/2,0 IF ED G è stato immesso sul mercato nel 2004, parallelamente al lancio delle prime fotocamere full-frame digitali Nikon. E' un obiettivo concepito essenzialmente per un impiego professionale il cui peso, ingombro e soprattutto prezzo di listino lo pongono ai massimi livelli qualitativi del marchio Nikon, sia dal punto di vista ottico che meccanico. E' un teleobiettivo superluminoso, apocromatico, motorizzato ad ultrasuoni e stabilizzato. E' stato il primo obiettivo della Nikon realizzato per l'impiego convenzionale ad utilizzare lo speciale vetro Super-ED, nato per avvicinare le proprietà e caratteristiche fisiche della Fluorite cristallina (CaF2 = Fluoruro di Calcio) senza mutarne i limiti strutturali.

Il progetto ottico comprende 13 lenti in 9 gruppi più due filtri neutri (vetro anteriore di protezione, più il filtro posteriore da 52mm) per un peso totale di 3,0 kg. Il diametro massimo del paraluce è di 170mm la parte più ampia, mentre il barilotto misura 135mm. La lunghezza massima invece è di 320mm paraluce incluso, mentre senza è pari a 232mm. L'obiettivo è dotato di tutte le caratteristiche necessarie per offrire un completo utilizzo, quali: attacco girevole di 360° per cavalletti in posizione baricentrica con stop ogni 90°; messa a fuoco con motore ad ultrasuoni avente possibilità di controllo manuale; un pulsante per memorizzare e richiamare una distanza prefissata (Memory Set); 4 pulsanti anteriori per fissare la messa a fuoco; rivestimento gommato anteriore di protezione; impostazioni di limiti sul range di messa a fuoco per rendere più veloce la messa a fuoco; stabilizzatore d'immagini VR; vano portafiltri posteriore con l'innesto di filtri dal diametro di 52mm; ampio ed efficace paraluce Nikon HK-31; vanta una realizzazione generale curata al massimo e nei minimi dettagli Trattandosi di un obiettivo di tipo G è privo della ghiera manuale dei diaframmi.

Insieme al Nikon 300mm f2,8
Progetto ottico
 
 
   
 
Lo schema ottico del Nikon 200mm f/2,0 IF ED G fu disegnato da Mitsuaki Wada-San con brevetto registrato in Giappone il 03.05.2005, quando il teleobiettivo era già in produzione. Per chi s'interessasse di ottica si accorgerà come la realizzazione sia razionale ed interessante, in quanto con l'inserimento nello schema assai complesso di una lente in vetro che Nikon dichiarò Super-ED - un vetro caratterizzato da una dispersione ancora più ridotta di quella dei vetri di tipo ED (il numero di Abbe equivale a 91,0 contro l'82,6 dei vetri ED), è interessante notare come la focale effettiva risultante dal progetto corrisponda a 195mm, mentre la luminosità geometrica teorica sarebbe addirittura f/1,84, poi corretta dalla Nikon su un valore nominale di f/2, corrispondente al "T" effettivo (considerando l'assorbimento e le riflessioni dei 9 gruppi di lenti e dei due filtri) - come la Nikon abbia dichiarato deontologicamente sin dal suo lancio pubblicitario i veri quanto reali dati tecnici dell'obiettivo in modo trasparente, realistico e corretto!
 
Figura 1
 
 
 
Lo schema ottico del Nikon 200mm f/2,0 IF ED G deriva direttamente dallo schema Ernostar (ideato per la prima volta dal geniale ottico: Ludwig Jakob Bertele alla Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft di Dresda - Germania, per la quale progettò i celebri Ernostar, ottiche ultraluminose che equipaggiavano le fotocamere Ernemann che arrivarono negli anni '20 del XX secolo alla fantastica luminosità, per l'epoca, di f/1,8 in produzione e ad f/1,4 nei progetti teorici). La caratteristica principale di questo schema di lenti consisteva nell'essere in grado di concentrare progressivamente il fascio luminoso su un campo molto più ridotto rispetto al diametro iniziale e soprattutto su una coniugata posteriore caratterizzata da uno spazio retrofocale molto ridotto. In alcuni casi quasi nullo (inferiore ad 1mm!).
 
Figura 2
 
 
 

Esempi famosi di ottiche di questo tipo chiamate Ernostar ultraluminose, furono gli obiettivi Rayxar della sconosciuta ai più fabbrica olandese: De Oude Delft e gli XR-E TV-Heligon della Rodenstock. A Ludwig Bertele (Monaco di Baviera 1900 - Zurigo 1985) si devono una grande quantità di progetti di schemi ottici più o meno famosi, realizzati dal suo grande talento attraverso gli unici ausili che esistevano in quei tempi, usati durante il suo complesso lavoro concettuale che sono stati: abachi meccanici, tavole logaritmiche ed una risicata scelta di tipi di vetri dalle caratteristiche convenzionali, d'altronde gli unici disponibili in quegli anni. Con questi mezzi Bertele realizzò il Biogon-Versuch, il celebre Ernostar-Sonnar, in seguito sviluppato come Sonnar della Carl Zeiss e l'Olympia Sonnar appositamente richiesto dalla regista del Führer, Leni Riefensthal, per la documentazione delle Olimpiadi di Berlino nel 1936, caratterizzati da uno dei due elementi che costituiranno l'ossatura di ogni obiettivo a schema Sonnar, sviluppato in seguito fino agli anni '50: un tripletto di elementi incollati costituito in sequenza da due lenti collettive ed una dispersiva.

 
Figura 3A e 3B
 
 
Ritornando allo schema ottico del Nikon il progettista, oltre all'elevata luminosità, è riuscito a rispettare tre caratteristiche fondamentali: a) lo spazio retrofocale compatibile delle reflex Nikon. b) un sistema aggiuntivo di messa a fuoco interna che evitasse di movimentare tutto il peso delle grossi lenti. c) la presenza di un modulo di lenti per lo stabilizzatore VR. Mitsuaki Wada procedette ibridando lo schema Ernostar, introducendo il classico modulo IF già visto su molti teleobiettivi Nikkor (costituito da due doppietti collati affiancati, indicati nello schema come G2, [fig. 1] ed aggiunse un modulo posteriore (G3) che lavorava in sinergia con G2 per aumentare lo spazio retrofocale (che è quasi di 60mm, quindi ben più che sufficiente). Lo stesso modulo G3 costituisce il nocciolo di lenti dotate di movimento di traslazione sui due assi pilotato dal sistema VR, e la sua struttura ricorda da vicino gli analoghi gruppi di lenti inseriti in alcuni prototipi di obiettivi Nikkor VR concepiti da due specialisti del settore: Sei Matsui e Kenzaburo Suzuki, molti anni prima del primo obiettivo stabilizzato di produzione (2000).
 
Il pulsante del memory set
 
 
 

L'obiettivo incorpora diversi vetri speciali dalle caratteristiche moderne: trattandosi di un teleobiettivo da circa 13°, la massima attenzione è stata rivolta al controllo dell'aberrazione cromatica e sferocromatismo, adottando tre lenti in vetro ED (la prima, la seconda e la sesta) e - come detto - una in vetro Super-ED (la quarta). Visto il considerevole diametro di questi elementi appare evidente l'alto costo di realizzo e quindi l'elevato prezzo al pubblico. L'ottica incorpora anche sei lenti ad alta rifrazione, delle quali una di "vecchia scuola" (lo Short-Flint ad alta rifrazione ed alta dispersione in posizione L12) e cinque realizzate con moderni vetri ad alta rifrazione e bassa dispersione (L3, L5, L7, L9 ed L11) [fig.2]; nel grafico sono riportati anche i raggi di curvatura, gli spessori degli elementi e le spaziature sull'asse.

 

 
Il pomello del paraluce
 
 

 

Il Nikon 200mm f2 IF ED G presenta per distanze all'infinito una correzione eccellente: nella figura 3A e 3B sono riportati i diagrammi corrispondenti alle principali aberrazioni in posizione di messa a fuoco all'infinito.
 
Dettaglio della maniglia supporto
   
 
Stellar Test
 
L'obiettivo Nikon 200mm f2,0 IF ED G è stato oggetto di un primo piccolo test la sera del 21 novembre 2015, puntando da Roma la costellazione della Lyra con la stella più luminosa Vega di magnitudine + 0,09^ (v). Lo scopo è stato quello di verificarne la correzione - a tutt'apertura, quindi ad f/2,0 - presso gli angoli estremi, così da saggiarne la qualità e la resa. La fotocamera impiegata è stata una Nikon full-frame impostata a 6400 ISO con una singola esposizione di 1 secondo per evitare il mosso dovuto al movimento sidereo, dato che la fotocamera e il teleobiettivo sono stati montati su di un semplice cavalletto e non su di una montatura equatoriale. I ritagli angolari del frame visibili nella figura a lato sono stati riprodotti a pixel real nei quali appare evidente un percettibile effetto di coma un leggero astigmatismo, senz'altro più che ben controllato considerando la luminosità particolarmente spinta del telobiettivo e una leggera caduta di luce ai bordi (vignettatura). La magnitudine limite stellare individuata sul frame si attesta intorno la 11,4^ - 11,8^. Prossimamente sarà interessante constatare l'andamento dell'obiettivo agli altri diaframmi.
     
 
StellarTest
 
     
     
 
 
     
 
Su Ioptron Cem25P a Mt. Autore
 
     
     
 
 
     
 
Su Ioptron Cem25P a Mt. Autore 2018
 
     
 
 
 
 
 
 
 
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